storia evoluzione algoritmo google

Algoritmo di Google: com’è cambiato nel tempo

Com’è cambiato nel corso del tempo l’algoritmo di Google e quale impatto ha avuto su chi fa della SEO il proprio lavoro? Andiamo a vedere dalla fine degli anni Novanta ad oggi quali sono stati gli aggiornamenti e le modifiche che hanno coinvolto il colosso di Mountain View.

Le origini di Google

Nel 1998 Google, pur rappresentando all’epoca una grande innovazione, funzionava in un modo abbastanza semplice. Ottenere un buon posizionamento non era molto difficile. Bastava insistere sulla parola chiave da posizionare, ripetendola all’interno delle pagine anche più del dovuto, e abbinare una strategia di link building sulle principali directory allora esistenti. Con queste tecniche semplici ma efficaci era possibile raggiungere buoni risultati nelle ricerche organiche.

Qual era il problema di questo procedimento? La principale controversia era legata al fatto che, spesso, in prima pagina riuscivano a posizionarsi siti web dai contenuti non soltanto di scarsa qualità ma nemmeno molto pertinenti rispetto a quella keyword. A quei tempi, per dirla in breve, potevi essere un buon SEO facendo spamming, attraverso la poco corretta tecnica del keyword stuffing.

I primi aggiornamenti del 2003

Consapevole della necessità di garantire migliori risultati di ricerca, Google comincia ad introdurre alcune sostanziali modifiche al proprio algoritmo. L’obiettivo è di colpire quei siti con una eccessiva ottimizzazione on-page, ottenuta attraverso la manipolazione delle keywords sulle pagine dei siti.

Grazie anche all’introduzione dei Quality Rater, ossia figure esterne che valutano le pagine ed i risultati in SERP, Google comincia a riservare un’attenzione maggiore agli anchor text e ad accrescere la qualità nella valutazione semantica dei contenuti, in particolare delle parole sinonimiche.

2005: arriva il Nofollow

Il 2005 è l’anno in cui sia Google, sia altri browser, introducono il Nofollow. Si tratta di un attributo attraverso cui si comunica al motore di ricerca di non considerare determinati link, in particolare i link spam ed i commenti all’interno dei blog. Si assiste, sempre nel 2005, all’aggiornamento delle mappe di Google, una novità che inizialmente viene considerata marginale ma che, in realtà, finisce per influire non poco sulle attività di Local SEO.

2007: cambia la SERP di Google

Il 2007 non è un anno particolare in termini di aggiornamenti algoritmici. La vera novità è l’introduzione di una nuova SERP. Da quel momento in poi, infatti, è possibile cercare e visualizzare, oltre ai risultati sotto la dicitura “Web”, anche quelli relativi ad immagini, video, mappe, news e altro ancora.

2008: nasce Suggest

Nel 2008 arriva Google Suggest. La Search Intent comincia ad assumere un’importanza sempre maggiore per Google. Il browser di Mountain View, infatti, nel momento in cui l’utente digita una parola, mostra in un box diversi suggerimenti che potrebbero corrispondere a ciò che l’utente sta cercando.

2009: Google Caffeine

Nel 2009 Google lancia Caffeine, un aggiornamento importante che nasce con l’obiettivo di velocizzare il lavoro di indicizzazione dei crawler, indicizzando un numero più elevato di documenti e garantendo risultati in SERP maggiormente rilevanti e pertinenti. Sempre dal 2009, si incomincia a notare una maggiore attenzione rispetto all’elemento brand. Chi vanta un brand forte e lavora bene lato SEO è considerato più credibile e affidabile da Google e riesce ad ottenere un buon posizionamento organico per più keywords pertinenti.

2011: Panda Update

ricerca su google

Nella storia dell’algoritmo di Google, uno spazio particolare è dedicato a Panda. Questo aggiornamento guarda soprattutto ai contenuti di un sito, andando a colpire i siti con contenuti duplicati, di scarso valore, impertinenti e irrilevanti rispetto alle intenzioni di ricerca degli utenti. Il problema è che, a questo punto, i proprietari dei siti web vorrebbero sapere cosa fare affinché un contenuto sia considerato di buona qualità. Google risponde introducendo una sorta di guida, composta da 23 domande che chi scrive un contenuto dovrebbe sempre porsi. In questo modo, dovrebbe essere più facile riconoscere un contenuto di bassa qualità da uno di alta caratura sotto tutti i punti di vista.

2012: Penguin

Qual è l’obiettivo dell’aggiornamento Penguin? Colpire quei siti che ottengono link di scarsa qualità. Sostanzialmente, obiettivo di Google con questo aggiornamento è combattere la pratica dell’acquisto e scambio di link e favorire quei contenuti che ottengono link in maniera naturale e non forzata.

2013: Hummingbird

Con l’arrivo di Hummingbird, più che di aggiornamento sarebbe corretto parlare di un vero e proprio nuovo algoritmo. Obiettivo di Google è di analizzare i contenuti presenti in rete dal punto di vista semantico, interpretando le intenzioni di ricerca degli utenti e fornendo una risposta il più possibile adeguata e lontana dalle ambiguità del linguaggio.

Panthom Update

Dal 2013 al 2017, tra gli addetti ai lavori, si è sentito spesso parlare di Panthom Update. Sono i cosiddetti aggiornamenti fantasma, ossia non confermati ufficialmente da Google ma che sono, comunque, stati notati dagli internauti. Questi aggiornamenti hanno, ancora una volta, colpito i contenuti di scarsa qualità, con focus posto soprattutto su quelle pagine in cui i contenuti pubblicitari sono eccessivi rispetto alla struttura della pagina che li ospita.

Google oggi tra Mobile e ricerca vocale

Doverosa anche un’altra considerazione. Google cambia anche in base alle novità che avvengono nel mondo che ci circonda, soprattutto quelle dal punto di vista tecnologico. Pensiamo, ad esempio, alla ricerca vocale o al mondo Mobile. Obiettivo di Google è comprendere in che modo la vocal search ed il Mobile modificano le modalità attraverso cui gli utenti svolgono una ricerca. Oggi, coerentemente con il fatto che le ricerche da Mobile hanno superato quelle da Desktop, si parla di Mobile First Indexing. Ai fini del posizionamento di un sito diventa prioritaria la versione Mobile rispetto a quello Desktop.

E alla fine arriva il Medic Update

Prima di andare in ferie, Google ha voluto farci un regalo più o meno gradito. Ad inizio agosto 2018 è stato rilasciato un nuovo aggiornamento dell’algoritmo, il Google Core Update, meglio conosciuto come Medic Update. Qual è la caratteristica di questo aggiornamento? In primis, è stato notato che sono stati colpiti in modo negativo dall’aggiornamento i siti medici o, comunque, a tema salute e benessere.

In realtà, ad un’analisi più approfondita, si nota che l’aggiornamento non ha coinvolto esclusivamente un unico settore. Del resto, sarebbe stato abbastanza inusuale il contrario! In realtà, sembra che ad essere coinvolti siano stati i siti “Your Money, Your Life“, ossia quei siti che si occupano di argomenti legati al mondo medico o finanziario e che possono incidere positivamente o negativamente sulla salute e addirittura sulla felicità degli utenti. Google sembra, infatti, attribuire importanza maggiore ad aspetti come l’autorevolezza, l’expertise e l’affidabilità di chi ha creato il contenuto.

Si è creato un forte allarmismo in seguito a questo aggiornamento. Andare nel panico, però, non serve a molto. La cosa migliore da fare è affidare ad un esperto il lavoro di analisi del sito web, così da valutare eventuali correttivi o strategie da apportare a fini SEO.

2019: Google Bert

È la più grande modifica all’algoritmo di Google negli ultimi cinque anni ed ha coinvolto una query di ricerca su dieci. Con Google BERT Update, Google mira a migliorare l’interpretazione di complesse query di ricerca a coda lunga, per consentire all’utente di visualizzare risultati di ricerca più pertinenti. Utilizzando il Natural Language Processing, il colosso di Mountain View ha notevolmente migliorato la sua capacità di comprendere il contesto semantico del termine di ricerca.

“BERT”, sta per Bidirectional Encoder Representations from Transformers. Si riferisce a un modello di algoritmo basato su reti neurali. Google utilizza BERT per cercare di comprendere meglio il contesto di una query di ricerca e per interpretare in modo più accurato il significato delle singole parole.

I modelli matematici che svolgono un ruolo centrale all’interno di BERT si chiamano Transformers. Qual è il loro compito? Essi analizzano una parola in relazione a tutte le altre parole che compaiono nella frase. Non si limitano, dunque, a comprendere il significato di ogni parola presa singolarmente. Ciò è particolarmente utile quando c’è da interpretare, ad esempio, il significato di preposizioni nonché la posizione di singole parole all’interno di una query di ricerca.

Per comprendere l’importanza del nuovo aggiornamento algoritmico dobbiamo partire da una considerazione. Secondo Google, circa il 15% di tutte le query di ricerca sono nuove, il che significa che vengono cercate per la prima volta. Inoltre, le query di ricerca vengono formulate in un modo sempre più simile alla comunicazione umana, anche in virtù del progresso tecnologico apportato dalla ricerca vocale.

Comscore ipotizza che entro due anni la percentuale di ricerche vocali arriverà al 50%. Direttamente legato a questa proiezione c’è anche l’aspetto relativo alla lunghezza delle parole. Le persone tendono ad utilizzare sempre più parole chiave a coda lunga. Infatti, l’utente ha la tendenza ad interrogare il motore di ricerca attraverso domande precise e si aspetta di ottenere in una frazione di secondo una risposta altrettanto chiara e certa. In questo contesto, Bert rappresenta una componente essenziale per far sì che ci sia sempre più piena corrispondenza tra search intent e risultato finale.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Altri Articoli

Reader Interactions

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *